Yet fotografi al centro Wednesday, December 18, 2013

La cosa che più mi ha colpita è la rapidità con cui Yet magazine ha conquistato lettori e centri culturali. In meno di un anno ha raggiunto un livello di contenuto e capacità sempre maggiore. L’obiettivo che si pone è mostrare l’attività vera del fotografo, senza nascondere nulla.
Nato da uno sfogo, Yet magazine è un prodotto editoriale indipendente. Senza tema né genere ogni numero di Yet ha una storia, dalla prima serie fotografica all’ultima.
Ho incontrato Nicolas Polli e Salvatore Vitale per meglio conoscere e capire questo mondo.




Cos’è Yet?
S: Yet è un magazine di fotografia, però a noi non piace definirlo magazine di fotografia, ma preferiamo definirlo un magazine che parla di fotografia, perché quello che facciamo non è limitarci a pubblicare delle serie fotografiche ma cerchiamo di dare una visione più ampia su tutto quello che è la fotografia oggi
N: Anche perché non abbiamo a che fare solo con fotografi ma con tutto quello che sta attorno. Soprattutto nel terzo numero abbiamo cominciato ad avere delle interviste con ad esempio degli editori, che non è che hanno un rapporto super stretto con quello che è la fotografia ma allo stesso tempo la promuovono un po’ come facciamo noi, e quindi ci interessa anche questo lato: chi promuove la fotografia e chi ne fa parte in altri modi

Come si crea, come si evolve e cambia Yet?
S: l’evoluzione è alla base, se non c’è evoluzione in un progetto secondo me vuol dire che qualcosa non sta funzionando
N: una volta finito un numero ci mettiamo a tavolino e vediamo cosa è andato, cosa si poteva migliorare e subito dal giorno dopo ci mettiamo all’opera per riuscire a risolvere quei problemi e dare un numero che sia più elaborato, migliore. A questo ci teniamo tantissimo.
S: abbiamo anche sempre cercato il parere esterno, critiche sia positive ma anche negative, e per noi il confronto è molto importante: sia tra di noi, sia con i contributors ovvero con i fotografi e con “addetti al settore”.
N: e  tante cose stiamo ancora imparando a farle. Con la promozione della fotografia non avevamo tanto a che fare, quindi anche la scelta dei fotografi, come promuovere un magazine, come svilupparsi all’interno di un magazine ed altro, sono tutte cose che stiamo ancora pian piano scoprendo.

Che tipo di rapporto create con i fotografi con cui collaborate?
S: noi invitiamo i fotografi a partecipare al progetto, gli chiediamo di darci una serie fotografica a cui tengono particolarmente raccontandoci anche il retroscena della serie: vogliamo l’aspetto più umano e personale che sta dietro la serie.
N: è interessante rendersi conto che il mondo fotografico non è fatto solo di belle immagini. Ci sono serie che rappresentano momenti che fotograficamente non sono perfetti ma che raccontano qualcosa in più grazie al testo, ovvero la presentazione dell’idea del fotografo.

Con quali criteri selezionate un lavoro piuttosto che un altro?
N: la struttura grande del magazine è ancora composta da fotografi che noi stessi scegliamo, in base a quello poi andiamo a vedere se ci sono dei fotografi interessanti che ci hanno mandato un lavoro che potrebbe stare nella struttura
S: il lavoro di selezione avviene sia guardando le fotografie ma anche il concetto che c’è dietro, guardando la ricerca all’interno della serie fotografica. In più pensiamo anche alla comunicazione tra i lavori.

Tornando a un anno fa, come vedete Yet?
S: se si guarda l’evoluzione dei numeri si vede che c’è qualcosa di diverso. Il primo numero era molto più acerbo, era un esperimento. Penso che non era perfetto per nulla, però quando lo rivedo mi rendo conto che in quel numero così acerbo c’è stato uno sforzo immane, è stato il più difficile
N: anche se bruttino da vedere è un ottimo ricordo. Abbiamo dovuto cominciare con qualcosa e siamo riusciti a mettere assieme una struttura che reggeva. Se lo riprendiamo adesso ha molte pecche, però ha comunque una struttura che ci ha dato la base per continuare il lavoro che stiamo ancora continuando adesso.
S: ogni numero è stato uno step in avanti: nel secondo numero sono arrivati i testi, nel terzo sono stati molto più corposi e nel quarto lo saranno ancora di più. Oltre a questo, la linea editoriale si definisce sempre di più passo dopo passo.

È cambiata la vostra percezione di fotografia?
S: assolutamente
N: è cambiata moltissimo, più hai la possibilità di conoscere più il tuo bagaglio si arricchisce aprendo i tuoi orizzonti.

Cos’è che vi distingue, secondo voi?
S: forse il fatto che, almeno in Svizzera, non ci sono tanti magazine così
N: in Svizzera non ce ne sono tanti, quelli che ci sono sono più magazine culturali, del nostro campo invece sono veramente pochi.

A proposito del team, che personalità ci sono?
S: Noi abbiamo un team fisso formato da sette persone. Ogni persona ha esperienze diverse e quindi apporta al progetto una conoscenza diversa. In più ci nutriamo di tanti contributors – i fotografi stessi lo sono, e ce ne sono anche altri per quanto riguarda ad esempio i testi.
Volevamo delle persone giovani, a me piace sempre l’idea che una persona giovane ha un visione forse più acerba e quindi riesce ad avere la mente più aperta, e soprattutto mi piaceva l’idea di mettersi in gioco e avere quell’energia che magari quando sei giovane hai di più.
N: una persona un po’ più adulta e un po’ più responsabile magari prima di mettersi all’interno di un progetto del genere comincia a riflettere veramente la cosa. Noi ci abbiamo riflettuto per un anno, però appunto, quando sei giovane hai voglia di lanciarti in nuovi progetti ed è quello che abbiamo fatto, e quindi ci siamo un po’ buttati a kamikaze.

A chi vi riferite con Yet?
S: la nostra idea è quella di presentarla al mondo. Vogliamo che il target sia il più ampio possibile, poi ovviamente nel reale il nostro target è fatto di persone che hanno già a che fare con la fotografia, ed è normale, stiamo parlando di qualcosa di veramente specifico. Abbiamo però saputo anche di persone che si sono avvicinate alla fotografia dopo aver visto i nostri contenuti.
N: non precludiamo, non diciamo che Yet magazine è soltanto per pochi eletti o per persone che amano la fotografia, è per tutti alla fine. Ognuno si può approcciare in modo diverso alla visione del magazine
S: esatto, e lo sguardo che diamo sulla fotografia è abbastanza ampio, quindi può interessare al foto giornalista ma anche a un editore o a una modella.

Aspettative per il futuro?
S: sicuramente stampare, questo è uno dei nostri principali obiettivi
N: riuscire a promuovere la fotografia e i suoi protagonisti
S: e continuare sulla strada che abbiamo preso e migliorarci

Qualche anteprima del numero che uscirà il 21 dicembre?
S: il prossimo numero è tosto, ci ha messi veramente in difficoltà
N: ci ha messo in difficoltà ma il livello è “wow”, e anche la selezione dei fotografi è stata veramente difficile
S: noi ci aspettiamo grandi cose dal prossimo numero

Il successo: ve lo aspettavate?
S: per come abbiamo cominciato no, per il fatto di non avere esperienza
N: comunque direi che saremmo degli sciocchi a dire che non ce lo saremmo mai aspettato. Quando si comincia un progetto l’idea è diventare il miglior magazine del mondo. Poi torni in te e dici “E’ già bello se qualcuno ci legge” e pian piano ci stiamo accorgendo che no, stiamo arrivando dove volevamo forse arrivare il primo giorno che abbiam pensato la cosa
S: più che altro non ce lo aspettavamo in un periodo così breve. Non è che abbiamo fatto chissà che, però per noi già vedere il secondo numero con più di 100mila lettori, insomma, sono cose che comunque.. ogni tanto anche noi ci stupiamo


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