La mano dell'artista nel paesaggio - Le opere di Christo e Jeanne-Claude, i maestri della Land Art Wednesday, June 26, 2013

Coppia sia nella vita privata che nel lavoro, Christo (1935) e Jeanne-Claude (1935-2009) si possono definire i maggiori esponenti della Land Art; le loro opere sono realizzate su grande scala, fino a diventare sculture monumentali all’aperto.
Entrambi hanno avuto uno stretto legame con il mondo dell’arte esplorandone differenti tecniche ed approcci, fino al 1964, quando negli Stati Uniti iniziarono i loro interventi su paesaggi, edifici e monumenti. Ossessionati dall’idea dell’imballaggio e della trasformazione del noto nell’ignoto, con il tempo hanno reso l’azione di impacchettare gli oggetti il loro segno distintivo. Il soggetto da loro scelto, dopo l’intervento, si trasforma provvisoriamente in qualche cosa di sconosciuto, perdendo per qualche istante, o addirittura per settimane, la sua identità, ma mai la sua funzionalità.
Le prime opere di Christo e Jeanne-Claude consistono in impacchettamenti di oggetti: cominciarono con oggetti semplici come sedie e tavoli, fino ad arrivare ad impacchettare alberi («Wrapped Trees», 1998) e monumenti («Wrapped Reichstag», 1995). Negli anni successivi la stragrande maggioranza dei loro progetti furono realizzati all’esterno, e inglobavano in sé importanti messaggi da trasmettere. Spesso, infatti, le opere dei due coniugi ci spingono a delle riflessioni importanti; basti pensare a «Running Fence» (trad. «Recinto continuo») realizzata in California tra il 1972, anno di inizio della progettazione, ed il 1976, anno di realizzazione dell’opera, con l’intento di far riflettere gli spettatori sui collegamenti della natura, tra terra, cielo e mare, ed i confini che noi uomini imponiamo alla natura, trattandola un po’ come ci conviene, spesso sfruttandola.
Con «Running Fence» i confini di stato e di proprietà, mentali e culturali vengono messi in discussione: ognuno di noi è parte di un tutt’uno, e il più delle volte i confini che possono ostacolarci sono limiti che noi stessi ci siamo imposti, sia che siano confini più «fisici» sia che si tratti di confini mentali o culturali.
Dietro agli interventi della coppia ci sono sempre molti aspetti che non emergono ad opera conclusa: uno di questi è la cura e l’impegno che stanno dietro ad ogni singolo lavoro, valutandone tutte le difficoltà ed i problemi possibili, ponendo molta attenzione all’ambiente e al possibile riuso dei materiali precedentemente usati e autofinanziando i futuri lavori attraverso la vendita delle vecchie realizzazioni di Christo, ad esempio.
Come anticipato, l’idea di fondo celata dietro l’opera gioca un ruolo fondamentale, caratteristica da ricollegarsi alle origini della Land Art, che risiedono nell’Arte Concettuale e nel Minimalismo.
Ciò che differenzia la Land Art da altre correnti artistiche è la finalità degli interventi: l’intento è quello di lasciare un segno come se fosse provocato da eventi atmosferici, si vuole lasciare una traccia dell’uomo nel paesaggio che però non sarà destinata a durare nel tempo. Agire come se fosse la natura stessa con i suoi svariati fenomeni: è questo l’obiettivo.
Quest’arte rimane nel luogo specifico in cui la si crea legandosi ad esso, ed il tempo è l’unico elemento che interviene su quanto fatto oltre all’artista. Tutto viene lasciato al tempo e alla natura, i soli a poter agire decidendo il destino dell’opera creata. Ecco perché le opere non si possono spostare: poiché muovere un’opera vorrebbe dire distruggerla.
Un’arte senza né confini né limiti, fatta «su misura» per il luogo con il quale meglio si adatta e si lega. Un’arte alla ricerca del suo posto perfetto: perché non fare lo stesso?