Il fotomontaggio: tra realtà e finzione - La tecnica del “taglio e incolla” permette la rielaborazione truccata dell’immagine Wednesday, March 6, 2013

Le cose che vediamo non sempre sono come in origine erano. Partendo da un fatto, da un'immagine, o da qualsiasi altra cosa, si può costruire attorno ad essa un mondo nuovo, pieno di fronzoli e ricami, con aggiunte o rimozioni di elementi più o meno importanti o più o meno in linea con l'immagine di base: si passa alla creazione di un'immagine che non rispecchia più la realtà e la sua natura, ma bensì si crea un'immagine che a questo punto si può definire come artificiale.

Ciò che rende possibile questa metamorfosi dell'immagine è l'uso del fotomontaggio, che consiste in una tecnica grafica che si manifesta soprattutto nel settore della pubblicità, in campo artistico e in maniera un po' minore nel settore della satira politica. Il buon utilizzo di questa tecnica risulta essere ottimale per dare risalto ai meccanismi della fantasia, considerandola un nuovo linguaggio formato da frammenti di materiale, spesso fotografico e di carta stampata di diversi tipi e con differenti immagini, che uniti danno vita ad un'immagine completamente nuova capace di spiegare, far capire e soprattutto stupire lo spettatore grazie alle nuove composizioni, le quali presentano svariati elementi a volte in forte contrasto tra di loro. In sostanza, nel fotomontaggio, delle parti di varie fotografie vengono tolte dal loro contesto originario ed introdotte con forza in un altro contesto completamente estraneo al precedente, nel quale l'immagine assume subito nuovi significati e si rinnova in modo del tutto imprevedibile. Le immagini venivano come mascherate per esaltare o nascondere determinati elementi o dettagli rispetto all’originale.
Per capire meglio l'idea del fotomontaggio, spesso usato dai surrealisti e dai dadaisti, la definizione di "cinema statico" data dal dadaista Raoul Hausmann intende ricollegarlo alla stessa procedura usata nel mondo del cinema: taglio e montaggio di sequenze.
Nel corso degli anni la decisione di praticare questa tecnica e creare questi tipi di immagini deriva da differenti scelte estetiche, sociali e politiche. Spesso e volentieri il fotomontaggio è stato visto come un trucco, come un gioco o come uno strumento per svelare delle verità sociali nascoste dalle immagini propagandate dal potere; in altri casi invece, è stato visto come uno strumento per dar corpo e vita all'impossibile, por poter realizzare sogni e desideri.
Per collegarci ad un periodo storico-artistico, questa tecnica espressiva è stata paragonata all'analisi dei sogni teorizzata da Freud, con i sogni infatti frantumiamo la realtà e la ricomponiamo in modo tale che all'apparenza appaia casuale e completamente illogica: l’illogicità e la casualità rimandano a loro volta in particolare al movimento surrealista.
Un artista che ha sfruttato al meglio la tecnica del “taglio e montaggio” è stato Herbert Bayer, artista tedesco che è passato per il Bauhaus - scuola di arte, design ed architettura del 1919 in Germania nella quale ha insegnato per qualche anno - molto noto come grafico ed un po’ meno come fotografo.
Nei sui “esperimenti” fotografici si osserva l’ottima utilizzazione della tecnica del fotomontaggio che ha reso possibile la creazione di molte sue immagini a stretto contatto con la filosofia surrealista.
I risultati ottenuti da Bayer e da tanti altri artisti che si sono messi alla prova testando le possibilità che il fotomontaggio offre sono segno della grande libertà di manipolare le immagini che gli artisti si sono guadagnati esplorando ed evolvendo la tecnica, sperimentando con carta, luci e frammenti di qualsiasi genere in grado di mascherare e truccare le immagini.

(image: Herbert Bayer, "La solitudine del cittadino", 1936)