L’evoluzione di tecnica e interpretazione - Forme, colori e carta: le nature morte di ieri e di oggi Sunday, February 10, 2013


Nel corso del 2012 una giovane artista e grafic designer svedese, Fideli Sundqvist, chiamata a collaborare con un ristorante di Stoccolma assieme a una fotografa e una stylist, ha ripreso le immagini delle nature morte del passato e ispirandosi a queste ha ricreato dei modellini simili, costruendo ogni pezzo con della semplice carta e fotografando il tutto.
Sentendo la parola «natura morta» tendenzialmente si pensa a quadri e dipinti, ma il genere si è evoluto invadendo anche altre tecniche ed approcci al fare arte portando con sé innovazione e curiosità e continuando a interessare il pubblico.
Tipicamente oggetti inanimati disposti su di un tavolo sono ciò che rendono la natura morta come noi tutti la conosciamo dal 1500 con il Rinascimento. È però giusto far notare che rappresentazioni simili a quelle che oggi chiamiamo «nature morte» erano già visibili ai tempi degli Egizi, i quali raffiguravano sulla tomba cibi, gioielli e tutto ciò che un defunto possedeva come indicazione degli oggetti da portare con sé ed avere una volta giunti nell'aldilà, oppure come offerte per i loro Dei. Oltre al periodo egizio, anche dalla vita greca e romana emersero dei dipinti e degli affreschi che raffiguravano oggetti della vita quotidiana usando tecniche differenti da quelle precedenti, con il risultato di rendere le immagini più realistiche rispetto a quelle prodotte dagli egizi. A questo periodo, quello dei Romani, risale uno dei primi lavori classificabile come natura morta, realizzato attorno al 50 a.C. nel quale si nota una maggior cura nella costruzione delle forme e nell'utilizzo dei colori, rendendo il tutto in un certo senso più vero.