Gesti e colori: la nascita di una tela - Jackson Pollock: “Mi sento più vicino al dipinto, quasi come se fossi parte di lui.”


La connessione tra arte ed il mondo definito reale non sempre è evidente, in particolare se si tratta di arte che tende all’astrattismo, in cui è difficile individuare delle forme a noi familiari e facilmente riconoscibili, dato che tutto sembra solo un miscuglio di segni e colori sovrapposti. E' proprio davanti a questi generi di opere che capita di sentirsi un po' persi, quasi stupefatti dalla mancanza di senso che sembra esserci, esclamando la tipica frase: "Posso farlo anche io questo", quasi con l'intento di non definire quel dato quadro arte. Sarà capitato a tanti di trovarsi in questo genere di situazione; bisogna però pensare a quello che realmente c'è dietro a quel miscuglio di segni e colori sovrapposti, il che non è affatto banale. Dietro a tutto questo può esserci una grande ispirazione presa e sviluppata da culture diverse e lontane dalle nostre, diverse da quelle più vicine a noi, che trasmettono modi di fare, motivazioni e gesti del tutto diversi ed a volte inaspettati che, prendendone gli aspetti più interessanti ed affascinanti, rendiamo nostri.

Turnarond e Viandante sul mare di nebbia - Benedikt Partenheimer e Caspar David Firedrich: similitudini ad anni di distanza


Benedikt Partenheimer è un fotografo tedesco, classe 1977, originario di Monaco ma stabilitosi successivamente a Berlino.
In uno dei suoi più recenti progetti fotografici, «Turnaround», ancora in parte in corso,  è relativamente facile intuire il suo background culturale: osservando i vari scatti si può notare a colpo d’occhio una notevole somiglianza con il lavoro pittorico di Caspar David Friedrich, pittore del 1800, in particolare con l’opera «Viandante sul mare di nebbia» (1818). La carriera di Benedikt Partenheimer comincia proprio con studi in storia, storia dell’arte, filosofia e fotografia, che tutt’oggi sfrutta come strumento espressivo per i suoi lavori e progetti; tutti questi sono studi che sono stati approfonditi in differenti città, come Melburne, New York e Monaco. Il riconoscimento dei suoi lavori è avvenuto nel 2003, anno in cui ha iniziato con le personali e collettive esibizioni a livello internazionale, ricevendo anche numerosi premi nell’ambito della fotografia.

Tomas Saraceno e l’energia positiva - “Poetic cosmos of the breath”: l’uomo e la natura fanno arte insieme …

Come primo pezzo di apertura della rubrica, ho scelto Tomas Saraceno, artista argentino, classe 1973, che lavora e vive un po’ ovunque nel mondo. L’opera sulla quale mi concentrerò è intitolata Poetic cosmos of the breath, risalente a Settembre 2007. Saraceno oltre ad essere artista è anche architetto, e da sempre il suo interesse per l’ambiente esterno è legato alle sue utopiche visioni del mondo e, in particolare, delle città che sono da lui immaginate  come fluttuanti e galleggianti nell’aria; quest’ideologia lo ha portato a creare delle serie di strutture sperimentali come piattaforme modulari o palloncini che possono essere abitate sfruttando l’energia naturale del contesto in cui sono inserite. L’opera accennata precedentemente è un esempio di queste sue strutture sperimentali; qui si tratta di una cupola solare che fu stata commissionata a Saraceno da The Arts Catalyst, organizzazione che commissiona arte sperimentale correlata alla scienza, che ha il principale obiettivo di porre l’accento sui cambiamenti in corso nel mondo con un tocco di provocazione e di rischio.
Il completamento di Poetic cosmos of the breath è avvenuto il giorno stesso in cui è stato eseguito: la mattina di quel giorno di Settembre l’artista ed il suo team si furono presentati nel luogo deciso come contesto ideale per questa nuova magia. In contemporanea col sorgere del sole, il team al completo iniziò a gonfiare quest’enorme pallone che man mano prese forma. Più il sole si alzava nel cielo, più la copertura del pallone diventava un’energia di colori, un’ondata di emozioni grazie ai riflessi della luce solare. Una volta finita questa fase “preparativa” i visitatori presenti nel luogo poterono iniziare a prender parte a questo nuovo esperimento: era loro consentito di entrare fisicamente nel pallone e camminare al suo interno, vivendo l’esplosione di colori e l’energia positiva generata dai riflessi del sole, camminando come se fossero in un mondo nuovo senza nè limiti nè confini. In questo modo l’esperimento di Saraceno prese vita, e l’arte stessa fece lo stesso; le persone che camminarono all’interno del pallone resero viva l’opera.
Gli elementi presenti nel lavoro artistico di Tomas Saraceno sono molto simili alle caratteristiche della Land Art, un approccio all’arte formatosi verso la fine degli anni ’60 il cui scopo è quello di tentare di unire uomo e natura, lasciando segni dell’uomo nel paesaggio,  interagendo nel e con il paesaggio stesso, sfruttando il potenzionale che la natura ci offre e creare un tutt’uno tra uomo e ambiente naturale circostante. Fondamentali per la Land Art sono l’aspetto minimale e quello concettuale: il minimale si riferisce alla riduzione dell’oggetto ed il concetto diventa l’elemento fondamentale, quello che conta è l’idea di fondo, la concettualizzazione del pensiero che ha fatto nascere quello che è possibile vivere nel contesto esterno. L’obiettivo è fare arte come se fosse un fenomeno naturale, spesso senza poi averne traccia tangibile, come ad esempio una tela dipinta. Questo differenzia la Land Art da altri movimenti artistici più “classici”.
Ogni opera di Tomas Saraceno ci invita a riflettere sulle emozioni e le interazioni portandoci a nuove conoscenze del tutto alternative ed innovative. E’ una riflessione che ci porta a valutare il nostro contesto, i suoi cambiamenti, ed il suo possibile avvenire. Connessione è la parola chiave, connessione con l’esterno e con gli altri.