It’s still in style Sunday, December 30, 2012


Man Ray, Observatory Time, The Lovers

In November 2012 issue of Harper’s Bazaar as in 1936.

Gesti e colori: la nascita di una tela - Jackson Pollock: “Mi sento più vicino al dipinto, quasi come se fossi parte di lui.” Wednesday, December 19, 2012


La connessione tra arte ed il mondo definito reale non sempre è evidente, in particolare se si tratta di arte che tende all’astrattismo, in cui è difficile individuare delle forme a noi familiari e facilmente riconoscibili, dato che tutto sembra solo un miscuglio di segni e colori sovrapposti. E' proprio davanti a questi generi di opere che capita di sentirsi un po' persi, quasi stupefatti dalla mancanza di senso che sembra esserci, esclamando la tipica frase: "Posso farlo anche io questo", quasi con l'intento di non definire quel dato quadro arte. Sarà capitato a tanti di trovarsi in questo genere di situazione; bisogna però pensare a quello che realmente c'è dietro a quel miscuglio di segni e colori sovrapposti, il che non è affatto banale. Dietro a tutto questo può esserci una grande ispirazione presa e sviluppata da culture diverse e lontane dalle nostre, diverse da quelle più vicine a noi, che trasmettono modi di fare, motivazioni e gesti del tutto diversi ed a volte inaspettati che, prendendone gli aspetti più interessanti ed affascinanti, rendiamo nostri.

Broken butterflies - “I had my own collection of damaged butterflies, so I decided to repair each one differently according to their needs. So in a way, I now have my own workplace with butterflies and give the butterflies a second life. I design body parts and give the insects new names, names that reveal something about their recovery.” Wednesday, November 28, 2012

I’m in love with these “broken butterflies” created by Anne Ten Donkelaar. 
Here you have an extract in which she explain how she made this work: 




Rune Guneriussen Sunday, November 25, 2012

Rune Guneriussen, a norwegian artist.
A mix of installation and photography, using old lamps and books.
An amazing result! 



Turnarond e Viandante sul mare di nebbia - Benedikt Partenheimer e Caspar David Firedrich: similitudini ad anni di distanza Wednesday, November 21, 2012


Benedikt Partenheimer è un fotografo tedesco, classe 1977, originario di Monaco ma stabilitosi successivamente a Berlino.
In uno dei suoi più recenti progetti fotografici, «Turnaround», ancora in parte in corso,  è relativamente facile intuire il suo background culturale: osservando i vari scatti si può notare a colpo d’occhio una notevole somiglianza con il lavoro pittorico di Caspar David Friedrich, pittore del 1800, in particolare con l’opera «Viandante sul mare di nebbia» (1818). La carriera di Benedikt Partenheimer comincia proprio con studi in storia, storia dell’arte, filosofia e fotografia, che tutt’oggi sfrutta come strumento espressivo per i suoi lavori e progetti; tutti questi sono studi che sono stati approfonditi in differenti città, come Melburne, New York e Monaco. Il riconoscimento dei suoi lavori è avvenuto nel 2003, anno in cui ha iniziato con le personali e collettive esibizioni a livello internazionale, ricevendo anche numerosi premi nell’ambito della fotografia.

Prada’s Digital Visions Saturday, November 17, 2012

“The Prada girl is haunted and chased by her own shadow, as she travels on a digital journey through landscapes that reference the works of Dali, Duchamp and Buñuel”
visit also

Rain makes art Monday, November 5, 2012


A painting that grows with the rain and vanishes with the sun
by the artist Adam Niklewicz

Star Thursday, November 1, 2012


Tomas Saraceno e l’energia positiva - “Poetic cosmos of the breath”: l’uomo e la natura fanno arte insieme … Wednesday, October 24, 2012

Come primo pezzo di apertura della rubrica, ho scelto Tomas Saraceno, artista argentino, classe 1973, che lavora e vive un po’ ovunque nel mondo. L’opera sulla quale mi concentrerò è intitolata Poetic cosmos of the breath, risalente a Settembre 2007. Saraceno oltre ad essere artista è anche architetto, e da sempre il suo interesse per l’ambiente esterno è legato alle sue utopiche visioni del mondo e, in particolare, delle città che sono da lui immaginate  come fluttuanti e galleggianti nell’aria; quest’ideologia lo ha portato a creare delle serie di strutture sperimentali come piattaforme modulari o palloncini che possono essere abitate sfruttando l’energia naturale del contesto in cui sono inserite. L’opera accennata precedentemente è un esempio di queste sue strutture sperimentali; qui si tratta di una cupola solare che fu stata commissionata a Saraceno da The Arts Catalyst, organizzazione che commissiona arte sperimentale correlata alla scienza, che ha il principale obiettivo di porre l’accento sui cambiamenti in corso nel mondo con un tocco di provocazione e di rischio.
Il completamento di Poetic cosmos of the breath è avvenuto il giorno stesso in cui è stato eseguito: la mattina di quel giorno di Settembre l’artista ed il suo team si furono presentati nel luogo deciso come contesto ideale per questa nuova magia. In contemporanea col sorgere del sole, il team al completo iniziò a gonfiare quest’enorme pallone che man mano prese forma. Più il sole si alzava nel cielo, più la copertura del pallone diventava un’energia di colori, un’ondata di emozioni grazie ai riflessi della luce solare. Una volta finita questa fase “preparativa” i visitatori presenti nel luogo poterono iniziare a prender parte a questo nuovo esperimento: era loro consentito di entrare fisicamente nel pallone e camminare al suo interno, vivendo l’esplosione di colori e l’energia positiva generata dai riflessi del sole, camminando come se fossero in un mondo nuovo senza nè limiti nè confini. In questo modo l’esperimento di Saraceno prese vita, e l’arte stessa fece lo stesso; le persone che camminarono all’interno del pallone resero viva l’opera.
Gli elementi presenti nel lavoro artistico di Tomas Saraceno sono molto simili alle caratteristiche della Land Art, un approccio all’arte formatosi verso la fine degli anni ’60 il cui scopo è quello di tentare di unire uomo e natura, lasciando segni dell’uomo nel paesaggio,  interagendo nel e con il paesaggio stesso, sfruttando il potenzionale che la natura ci offre e creare un tutt’uno tra uomo e ambiente naturale circostante. Fondamentali per la Land Art sono l’aspetto minimale e quello concettuale: il minimale si riferisce alla riduzione dell’oggetto ed il concetto diventa l’elemento fondamentale, quello che conta è l’idea di fondo, la concettualizzazione del pensiero che ha fatto nascere quello che è possibile vivere nel contesto esterno. L’obiettivo è fare arte come se fosse un fenomeno naturale, spesso senza poi averne traccia tangibile, come ad esempio una tela dipinta. Questo differenzia la Land Art da altri movimenti artistici più “classici”.
Ogni opera di Tomas Saraceno ci invita a riflettere sulle emozioni e le interazioni portandoci a nuove conoscenze del tutto alternative ed innovative. E’ una riflessione che ci porta a valutare il nostro contesto, i suoi cambiamenti, ed il suo possibile avvenire. Connessione è la parola chiave, connessione con l’esterno e con gli altri.

Monday, October 22, 2012


Paradosso Sunday, October 14, 2012


Il paradosso del nostro tempo nella storia è che
abbiamo edifici sempre più alti, ma moralità più basse,
autostrade sempre più larghe, ma orizzonti più ristretti.
Spendiamo di più, ma abbiamo meno,
comperiamo di più, ma godiamo meno.
Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole,
più comodità, ma meno tempo. 
Abbiamo più istruzione, ma meno buon senso,
più conoscenza, ma meno giudizio,
più esperti, e ancor più problemi,
più medicine, ma meno benessere.
Beviamo troppo, fumiamo troppo,
spendiamo senza ritegno, ridiamo troppo poco,
guidiamo troppo veloci, ci arrabbiamo troppo,
facciamo le ore piccole, ci alziamo stanchi,
vediamo troppa TV, e preghiamo di rado.
Abbiamo moltiplicato le nostre proprietà,
ma ridotto i nostri valori.
Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.
Abbiamo imparato come guadagnarci da vivere,
ma non come vivere.
Abbiamo aggiunto anni alla vita, ma non vita agli anni.
Siamo andati e tornati dalla Luna,
ma non riusciamo ad attraversare la strada per incontrare un nuovo vicino di casa.
Abbiamo conquistato lo spazio esterno,
ma non lo spazio interno.
Abbiamo creato cose più grandi, ma non migliori.
Abbiamo pulito l'aria, ma inquinato l'anima.
Abbiamo dominato l'atomo, ma non i pregiudizi.
Scriviamo di più, ma impariamo meno.
Pianifichiamo di più, ma realizziamo meno.
Abbiamo imparato a sbrigarci, ma non ad aspettare.
Costruiamo computers più grandi per contenere più informazioni, per produrre più copie che mai,
ma comunichiamo sempre meno.
Questi sono i tempi del fast food e della digestione lenta,
grandi uomini e piccoli caratteri,
ricchi profitti e povere relazioni.
Questi sono i tempi di due redditi e più divorzi,
case più belle ma famiglie distrutte.
Questi sono i tempi dei viaggi veloci, dei pannolini usa e getta,
della moralità a perdere, delle relazioni di una notte,
dei corpi sovrappeso e delle pillole che possono farti fare di tutto,
dal rallegrarti al calmarti, all'ucciderti.
E' un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina
e niente in magazzino.
Un tempo in cui la tecnologia può farti arrivare questa lettera,
e in cui puoi scegliere di condividere queste considerazioni con altri,
o di cancellarle.
Ricordati di spendere del tempo con i tuoi cari ora,
perchè non saranno con te per sempre.
Ricordati di dire una parola gentile a qualcuno che ti guarda dal basso in soggezione,
perchè quella piccola persona presto crescerà e lascerà il tuo fianco.
Ricordati di dare un caloroso abbraccio alla persona che ti sta a fianco, 
perchè è l'unico tesoro che puoi dare con il cuore e non costa nulla. 
Ricordati di dire "vi amo" ai tuoi cari,
ma soprattutto pensalo.
Un bacio e un abbraccio possono curare ferite che vengono dal profondo dell'anima.
Ricordati di tenerle le mani e godi di questi momenti,
perchè un giorno quella persona non sarà più lì.
Dedica tempo all'amore, dedica tempo alla conversazione,
e dedica tempo per condividere i pensieri preziosi della tua mente.
E RICORDA SEMPRE:
la vita non si misura da quanti respiri facciamo,
ma dai momenti che ci tolgono il respiro.
G.C.